stop

Arriva il 18 giugno e mi rendo conto di una cosa: ieri era capodanno, oggi siamo già al giro di boa. Metà anno è passato, è stata una metà densa e preziosa, ma veloce, veloce come un fulmine. Troppo veloce.

Mi ritornano in mente le parole degli “adulti” quando ero adolescente: “vedrai, dopo i vent’anni, come passerà veloce il tempo!.

Giunto a vent’anni, pensavo di averli gabbati dato che ogni giorno mi sembrava esattamente lento (o veloce) come gli altri. La verità è che a vent’anni non lavoravo, e loro sì. E questo – scopro ora – fa la differenza…

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4 Responses to “stop”


  1. 1 Mr.Loto 18/06/2010 alle 09:42

    Non credo che dipenda dal lavorare o meno quanto, piuttosto, da una prospettiva diversa di guardare la vita. Fino a vent’anni di solito si hannbo tanti sogni e pochi ricordi, man mano che la vita avanza, invece, aumentano i ricordi e diminuiscono i sogni….

  2. 2 pythonboots 18/06/2010 alle 09:54

    Non sono molto d’accordo. Per quanto mi riguarda i sogni che ho superano ancora, e di gran lunga, i ricordi.

    Penso che la ripetitività del lavoro, le giornate che iniziano sempre nello stesso modo e che si svolgono negli stessi luoghi tutti i giorni, influisca in modo davvero pesante sulla percezione dello scorrere del tempo. Se poi uno al lavoro si diverte pure, ed impara, allora passa ancora più velocemente, è chiaro.

    Consideriamo poi che questo è stato anche l’anno più felice della mia vita, finora, dal punto di vista personale. L’indipendenza economica, la convivenza, cose che erano sogni e sono diventati realtà. Anche questo penso abbia contribuito a far volare le giornate negli ultimi sei mesi.

    Comincio a capire cosa provano le persone quando dicono: “ti ricordo che eri alto così!” :-/

    • 3 Mr.Loto 18/06/2010 alle 12:35

      Hai ragione è vero anche questo; possiamo dire che non essendo eterni e tutti destinati alla morte, più imvecchiamo e più ci sembra che il tempo voli.

  3. 4 pythonboots 18/06/2010 alle 13:02

    Anche quanto dicevi tu però ha senso: con l’andare degli anni pensiamo a quante cose abbiamo fatto, quante ne vorremmo ancora fare ed, inconsciamente, cozziamo contro l’evidenza che il tempo per farle si riduce progressivamente. E’ in fondo questo lo spirito che ci fa vivere, e non solo sopravvivere.


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