Lettera al preside di facoltà (my two cents)

Gentile professor Giacobazzi,

immagino avrà la casella di posta intasata e ben poco tempo per leggere la posta che le arriverà in questi giorni. D’altra parte sento l’esigenza di scriverle, e in fondo non importa quando avrà tempo di leggere questa mail. Ad ogni modo, cercherò di essere telegrafico!

Desidero semplicemente ringraziarla, come studente e come cittadino, per il contributo che sta dando in questi giorni all’università di Verona e alla (ri?)nascita di una coscienza critica negli studenti. Il suo intervento stamani durante l’assemblea è stato assolutamente chiaro e puntuale, così come gli altri interventi di questi giorni sotto forma di comunicati ed e-mail alle varie mailing-list degli studenti.

Sono conscio del fatto che noi studenti, in questa diatriba, appariamo come dei fantasmi, privi di una precisa volontà e poveri di iniziative. La verità è che siamo tutti molto disorientati. La riforma in discussione è stata varata da un governo eletto dalla maggioranza degli italiani, compresa la maggioranza dei nostri genitori (soprattutto qui a Verona) e, perché no, dei nostri amici. Molti elettori, molti ministri e politici fanno parte di quella parte di italiani che da giovane ha "fatto il ’68". Questo non ce lo dimentichiamo, anzi ci confonde ancora di più le idee. E’ facile, per un sessantenne come il professore che è intervenuto stamattina, darci degli smidollati, ma non credo che la risposta giusta sarebbe scendere in piazza a rovesciare i cassonetti o gridare slogan da stadio. Non ha funzionato benissimo quarant’anni fa, e credo funzionerebbe ancora meno adesso, soprattutto in un ambiente come quello veronese (e veneto) dove si è abituati a ragionare per categorie e vedere tutto in bianco e nero.
Non è facile costruirsi un pensiero critico di questi tempi, non è facile avere le competenze per capire questioni come la crisi economica o la riforma universitaria e soprattutto non è facile trovare delle fonti di informazione di cui fidarsi. Telegiornali e giornali stanno perdendo credibilità ogni giorno, ed anche per questo ritengo che la presa di posizione netta da parte della maggioranza del personale docente della facoltà sia stato un segno molto evidente sul piano comunicativo.

Credo che l’assemblea di stamattina sia stata un grande momento di vita universitaria. Un momento di dialogo vero, anche se noi studenti abbiamo parlato poco. Abbiamo ascoltato molto, però, e voi professori sapete quanto sia importante. Siamo disposti ad ascoltarvi, a creare uno scambio di conoscenze. Da questo punto di vista siamo molto, molto più avanti del ’68. Mi auguro che nel consiglio di facoltà di mercoledì, qualsiasi decisione venga presa, si scelga di portare avanti in qualche forma questo dialogo che si è instaurato, e da noi studenti arrivino delle forme di protesta sensate ed efficaci tanto quanto quelle prese da voi professori.

La ringrazio ancora, e le auguro un buon lavoro

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2 Responses to “Lettera al preside di facoltà (my two cents)”


  1. 1 utente anonimo 21/10/2008 alle 11:58

    Beh hai fatto veramente bene ad inviarla. Benissimo. Condivido in pieno, e mi dispiace veramente tanto non essere stata presente all’assemblea. Mi ricordo ancora le proteste contro la riforma Moratti alle superiori… ah bei tempi!
    Ma chi è il professore sessantenne che è intervenuto?

    -ZiaG-

  2. 2 WhiteFang 24/10/2008 alle 12:03

    Non so chi fosse. Uno mai visto, forse di Biotecnologie…


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