Aprindeti un zimbet

Jon e un amico

A volte può essere difficile far felice un bambino, perché molti possono essere i motivi per cui un bambino è infelice.
Può essere infelice perché non gli hanno regalato il giocattolo che tanto voleva, oppure perché non è riuscito a fare qualcosa. Più drammaticamente alcuni bambini non sono felici perché vedono i propri genitori non amarsi, vedono il proprio padre ubriaco, o perché non hanno da mangiare.

Quest’anno Sisila ed io, non da soli ma insieme ad altri 25 giovani di Verona e dintorni, siamo stati per due settimane in Moldavia, in un paesello sperduto in mezzo alle colline, e abbiamo provato a rendere più felici i cento e più bambini che ogni giorno trovavamo davanti a noi fuori dalla porta di casa. Subito la cosa ci ha spiazzati: se le persone hanno fame o non hanno di che comprarsi da vestire cosa se ne fanno di un Grest? Piano piano però ci siamo resi conto di come un sorriso possa essere fondamentale tanto quanto il cibo, l’acqua, come un paio di scarpe. Un sorriso può donare la speranza. Non è retorica, l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle.

Molti sorrisi siamo riusciti a donarli, moltissimi li abbiamo ricevuti. Molti altri avremmo voluto poterli regalare ma non ci siamo riusciti. Alcuni di questi sorrisi forse si sono già spenti, molti si sono riaccesi ad opera di altre persone. Forse, speriamo, alcuni di quelli che si sono spenti un giorno si riaccenderanno. Sono sorrisi facili da accendere, in realtà. Basta un foglio e un pastello, basta un girotondo tutti insieme. Basta un ballo di gruppo, uno scoubidou, un pallone di cuoio.

Ci sarebbero mille cose da raccontare di questa esperienza, di questa micro-missione. Cose belle e cose brutte, di sicuro tante cose interessanti. A partire dal viaggio, 2000 e più Km in furgone attraverso terre vicine eppure molto, molto lontane, e persone lontane eppure molto vicine.

Varvareuca - il lago

Ora che siamo tornati viene la parte più difficile: calare gli incontri, le esperienze, le parole e le scommesse di queste due settimane nella vita di tutti i giorni, senza dimenticare qual è il nostro posto e senza scordarci della nostra "nuova casa".

Come disse un saggio mille giorni fa, "sta a noi fissare ciò che ci è stato donato dall’esperienza. Siamo noi a decidere se è stata polvere che il vento porta via, se sono state ferite che solo il tempo guarisce, se sono state parole che hanno scaldato il cuore o gesti che hanno elevato lo spirito. Ma tutto sarà nei nostri occhi coi quali racconteremo nella nostra realtà quotidiana ciò che abbiamo vissuto.."

E allora che si fa? Si riparte da qui, in attesa di poter tornare.

P.S. Per chi non sapesse, come me un mese fa, dov’è la Moldavia, basti sapere che è tra la Romania e l’Ucraina, schiacciata tra il mondo Romano e quello Slavo-Russo. Purtroppo è di gran lunga il più povero tra i paesi europei. Se volete un po’ più di informazioni a riguardo potete come sempre spulciare qui. Se invece vi interesserebbe vivere un’esperienza di servizio in questo bellissimo paese, vi consiglio di dare una letta qui e qui.

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1 Response to “Aprindeti un zimbet”


  1. 1 utente anonimo 14/08/2008 alle 01:19

    gran bella cosa….gran bella cosa…Alessandro l’intruso Modenese


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