Risotto di funghi sudamericani in salsa di acid jazz

Occorrente: due cuochi, riso per due persone (sei pugni), cipolla, olio, funghi secchi sudamericani (anche allucinogeni, se necessario), una riga di zafferano, formaggio grana, parmigiano o equivalente, burro, prezzemolo, sale, brodo di dado o meglio ancora di verdura vera, vino bianco e sottiletta.

Preparazione: Tre quarti d’ora prima di accingersi alla preparazione del succulento piatto è buona idea mettere a bagno i funghi in acqua tiepida, per farli rinvenire (è italiano, giuro!). Nel frattempo potete fare un giretto. Preparate poscia sul piatto del lettore CD i seguenti album, in ordine:

– Ivan Segreto, Porta Vagnu
– Jamiroquai, The return of the space cowboy (versione europea)

Al vostro ritorno, accendete immediatamente lo stereo.

Porta Vagnu, la porta di lu munnu,
picciotti a mai finiri hannu chi fari.
Si nna machina passa, si ferma ni lu munnu,
si ioca, scinni scinni rinuledda, nichi e danni tutti n’tunnu…

Mentre uno dei due cuochi soffrigge la cipolla, l’altro prepara il brodo con il dado o tira fuori il brodo di verdura precedentemente preparato (come in TV!!!). Il primo cuoco aggiunge il riso alla cipolla, insieme ai funghi, e mescola a lungo il tutto finché non riesce più a fare a meno che si attacchi. Questo è il momento giusto per aggiungere un mezzo bicchiere di vino bianco e possibilmente inalarne tutta la parte alcolica, che evapora all’istante.

Quando anche il vino ha fatto la sua parte nell’impaccare il riso, aggiungere il brodo mescolato all’acqua di decantazione dei funghi un po’ alla volta avendo cura di tenere mescolato il riso. Da questo momento è conveniente puntare una decina di minuti sul timer. Aggiungete pure il prezzemolo.

Una volta scaduto il tempo, il cuoco che al momento non ha il turno di mescolamento può aprire la cartina contenente la preziosa polverina (di zafferano) e versarne il contenuto all’interno della pentola, mentre l’altro cuoco continua imperterrito a mescere il risotto. E’ utile puntare altri cinque minuti di timer.

Posato sopra il tavolo della cucina,
c’è il cuore mio che aspetta di essere servito,
c’è tutto dal buon vino all’insalata,
ed io che nel frattempo faccio da intrattenitore…

Allo scadere del tempo si può iniziare ad assaggiare il risotto per testarne la cottura e la sapidità. Quando sembra essere quasi pronto, ma ancora un po’ al dente, è il momento di spegnere il fornello e rovesciare nella pentola le sostanze meravigliose che rendono il risotto tale: formaggio grana, burro e sottiletta. Un’ulteriore mescolata rituale per amalgamare bene il tutto e far sciogliere gli ingredienti lattigginosi e quindi – zac – pronti a coprire la pentola per un paio di minuti.

La decantazione è fondamentale non solo per il riso, ma anche per far aumentare a dismisura la salivazione dei cuochi, che si stanno lentamente trasformando in commensali e godono di questa trasmutazione.
Passato il tempo rituale prelevate dei piatti di generose dimensioni e riponetevi dentro il prezioso contenuto, servendovi di un cucchiaio che poi andrà rigorosamente leccato. La legge risottesca prevede che ad uno dei due cuochi spetti il cucchiaio, all’altro la scarpetta della pentola.
Ponete i due piatti sul tavolo che avrete precedentemente apparecchiato canticchiando

Born the same time that you die
Pushin that draw like youre superfly
Heaven help all with no way out
Thats what this is all about
This is not another trilogy
Its just another story

Sedetevi e contemplate il vostro lavoro fissando alternativamente le reciproche palle degli occhi ed il piatto fumante sotto al vostro naso. A questo punto, contemporaneamente, potete iniziare a degustare come dei veri gourmet. Se i tempi sono stati rispettati in sottofondo si udirà…

Scam, people try to live at the speed of light
Scam, don’t know why but I’ve got to do the things I do
Scam, give me ten, that’s the move I give you five
Scam, people say it’s the way to stay alive

Le note di Journey to Arnhemland culleranno le vostre papille gustative, alternando momenti di rapido ingozzamento ad altri di lenta guduria sensoriale. Arrivati a circa metà del piatto la musica si farà ancora più lenta, accompagnando le ultime forchettate e invitandovi ad apprezzarne ogni sfumatura…

Can’t you take me there
Can’t you take me there
Away from solloquies of sadness
And prophecies of pain for us all to see
I had a vision in my mind
I had a vision of peace
I had a vision of you

Si prega di condire il risotto con un buon vino, e la musica con una luce soffusa.

Buon appetito, e buon ascolto :)

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3 Responses to “Risotto di funghi sudamericani in salsa di acid jazz”


  1. 1 utente anonimo 09/07/2008 alle 00:37

    Se posso permettermi, eviterei la sottiletta. Con tutti gli ottimi formaggi di cui disponiamo in Italia 🙂

  2. 2 Numeroperfetto 09/07/2008 alle 01:36

    concordo =)

    Z, che mi combini?!

    La Clerici non ti perdonerebbe mai!

    Io invece sarò magnanimo (centra col magnare? 😛 ) e mi limiterò a prenderti a mestolate sulle dita!

  3. 3 WhiteFang 09/07/2008 alle 10:54

    La cosa curiosa è che anche a me non piacciono le sottilette. Non le mangio nemmeno nei toast!

    Non sono però ancora riuscito a trovarne un sostituto soddisfacente nel risotto: la sottiletta si scioglie all’istante e contribuisce all’addensamento del risotto. Con cosa potrei sostituirla? Servirebbe un formaggio che si sciogliesse altrettanto velocemente, ma senza un gusto troppo deciso perchè altrimenti dato che c’è anche il grana si rischia di ottenere un riso ai funghi che sa solo di formaggio…

    Sono aperto a suggerimenti! Clerici e Buddoc, non astenetevi!


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