Larks' tongues in England

Il Santo Graal esiste, ed è la registrazione di un concerto dei King Crimson registrato su Walkman la bellezza di 35 anni fa.

King Crimson - Live at technical college - Hull - 10-11-1972Perché il Santo Graal? Semplicemente perché è altrettanto introvabile, altrettanto prezioso, altrettanto potente. Si tratta infatti di uno dei pochi, pochissimi concerti tenuti dal Larks’ quintet, forse l’incarnazione più incredibile della lunga storia del Re Cremisi.

Nella primavera del 1972 Robert Fripp decise di sciogliere la band, fondamentalmente perché si trovava a voler sperimentare oltre le frontiere del rock e del jazz con un gruppo profondamente blues, per quanto sperimentale.
Creò così il "Larks’ quintet", con Bill Bruford alla batteria, David Cross a violino e mellotron, John Wetton al basso, se stesso alla chitarra e Jamie Muir alle percussioni e rumori di ogni tipo. La band fu costruita a tavolino ed era "bilanciata" per rendere al meglio live: un asse ritmico (basso e batteria), un asse melodico/deviante (percussioni e violino) e la chitarra di Fripp a tenere unito il tutto.


Dal vivo in effetti questa formazione si rivelò devastante, grazie anche al contributo di Muir. Il percussionista infatti era una vera bestia da palco: si presentava vestito di una pelliccia di animale e saltava per due ore avanti e indietro dal palco percuotendo qualsiasi cosa potesse produrre un suono. Ruote di bicicletta, seghe, fischietti, richiami per uccelli, piatti, bicchieri e strumenti altrui. Bill Bruford, considerato da molti (a ragione) il miglior batterista in circolazione a quel tempo, ammise che lo stile furioso di Muir lo portò quasi alle lacrime dall’ammirazione, e lo influenzò pesantemente.

L’altro particolare per cui questa formazione è, a ragione, ritenuta unica, è la massiccia parte improvvisativa dei concerti. Avendo deciso di non suonare praticamente nulla degli album vecchi, infatti, il gruppo si trovava a suonare per due ore con trentacinque-quaranta minuti di repertorio. Che fare per il resto del tempo? Semplice, improvvisare.
Non si trattava però di improvvisazioni jazz, basate su giri melodici standard sui quali si innestano i vari assoli, ma di vere e proprie "composizioni estemporanee" corali, dove ognuno dei membri dava il meglio di se’ in performances di una "densità" davvero mai più raggiunta.

Muir, come dicevo, partecipò solo a qualche concerto, dopodiché ebbe la saggia idea di saltare la batteria, scivolò e si fratturò una caviglia. Nelle due settimane di convalescenza che seguirono Bruford si trovò a sostenere da sola la funzione di motore ritmico e devianza percussiva, e ci riuscì piuttosto bene. Dal canto suo Muir ebbe una crisi mistica e, anziché raggiungere la band in tournée, si ritirò in un monastero buddista in Scozia, nel quale rimase per 7 anni. Questo non fu in realtà, probabilmente, l’unico motivo che lo spinse ad andarsene. Da certe sue affermazioni risulta chiaro come il suo ruolo nella band, al di fuori delle improvvisazioni, fosse piuttosto limitato e limitante.

Finì così un periodo unico nella storia dei King Crimson. Contemporaneamente, le improvvisazioni si trasformavano in brani più strutturati e nei concerti cedettero lentamente lo spazio alle canzoni fino a che, nel biennio 1973-1974, andarono ad occupare il 35% del tempo totale di un’esibizione, quando nel ’72 potevano occupare anche il 70% di una performance.

King Crimson - live at Technical College - Hull - England - 10-11-1972 - LineupA questo punto è facile capire come una registrazione di qualità decente di uno show integrale di quel periodo sia qualcosa di vicino ad un miraggio, per un fan. Ecco perché quando due giorni fa mi sono trovato davanti, su DGMlive, un intero show del 10 novembre 1072, mi sono un po’ sentito mancare. A dire il vero uno show integrale del periodo era già stato pubblicato, il famoso (per gli afecionados) "live at the Zoom club", e presentava due interessanti improvvisazioni per la durata totale di un’ora, ma la qualità audio era davvero troppo, troppo povera. Questo "live at the Technical College, Hull, England" invece sembrava, dalle anteprime sentite su DGMLive, qualcosa di diverso.
Si tratta infatti di un bootleg registrato su cassetta da un fan, all’epoca presente al concerto. Tracce di questo show erano già apparse su King Crimson live!, il sito di riferimento per gli appassionati, dopo anni di "omertà" (vedere a riguardo questa pagina), ma pareva si trattasse di una registrazione incompleta contenente solo la prima parte dello show. Invece, sorpresa delle sorprese, la versione apparsa su DGMLive è completa!

Che dire? …me lo sono comprato! Ho sganciato 13 euro dalla mia carta prepagata e mi sono accaparrato questo pezzo di storia.
Com’è? Beh, è… emozionante. Questa è la parola che più gli si addice. La qualità della registrazione è più che decente, almeno gli strumenti si sentono ben separati anche se ogni tanto qualcuno (soprattutto il basso) va in distorsione. La qualità del concerto in sè invece è incredibile. Il set si apre con una Larks’ tongues in aspic part I ancora acerba e priva della coda finale, ma potentissima. Richiama molto la versione del "Beat club". Segue una Book of saturday già con il testo ufficiale, a differenza delle versioni dello Zoom Club e Guildford, e quindi Fripp introduce la prima improvvisazione, Vista Training College Under Spot Light. Si tratta di un delirio di quasi mezz’ora, che parte già sparato a velocità folle (come al Beat Club, d’altra parte) e si dirama in un tripudio di diversi assaggi musicali, temi che vengono creati e ripresi, temi che si abbandonano e non si sentiranno più. I musicisti si alternano alla guida della composizione, ma penso si possa dire senza timore di sbagliare che in 29 minuti di brano non c’è un solo assolo, almeno non nella classica concezione del termine. A concludere il primo disco ci pensa una bella Exiles, anche se con qualche problema di intonazione.

Il secondo CD è in realtà un solo brano, eseguito senza soluzione di continuità. Easy money infatti sfuma in una improvvisazione di 9 minuti, più rumorista della precedente, basata sul riff che poi diventerà, su Red, Fallen Angel. Su quest’ultima si innesta, ad un minuto dal termine, il familiare giro di basso di "The talking drum", ed ecco che la più celebre introduzione della discografia Crimson si siffonde nelle orecchie dell’ascoltatore. I duelli tra Bruford e Muir si intuiscono, più che sentirsi, miscelati sotto il lieto romore prodotto da chitarra, basso e violino, ma nonostante ciò si avverte la profonda tensione che sale, sale, sale… fino a sciogliersi, chiaramente, in Larks’ tongues in aspic part II. Lenta, per come siamo abituati a sentirla, più simile all’originale, ma con alcuni spunti differenti ed un finale, come dire… inaspettato.
Chiudono il lotto la classica Schizoid man, fra l’altro in un’ottima versione che potrebbe forse dare la polvere a quella celeberrima di The Night watch, ed una intervista di una decina di minuti a John Wetton.

Insomma, un concerto meraviglioso, ed un documento che getta nuova luce su un’epoca fino a pochi anni fa totalmente avvolta nella leggenda. Finora infatti nessuna pubblicazione della DGM era riuscita a far vivere all’ascoltatore davvero quella che poteva essere l’atmosfera di un concerto di quell’epoca. Live at the Zoom club fu un tentativo ma, dicevo, la qualità audio era davvero troppo, troppo povera. "Live at the Technical College, Hull" invece riesce nell’intento. E’trascinante, è impetuoso, è… Crimso.

Jamie MuirTracks
Disc Number 1
1.      Walk On No Pussy Footing (2.05)
2.      Larks Tongues In Aspic Pt I (10.09)
3.      Book Of Saturday (3.23)
4.      Announcement (1.41)
5.      Improv I Vista Training College Under Spot Light (29.31)
6.      Exiles (7.52)
Disc Number 2
1.      Easy Money (7.21)
2.      Improv II (9.22)
3.      The Talking Drum (4.49)
4.      Larks Tongues In Aspic Pt II (10.03)
5.      21st Century Schizoid Man (16.30)
(including John Wetton’s interview)

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