I wonder who could be writing this song…

A Cambridge, nascosto in una strada senza uscita, nella sua piccola e quieta casa suburbana, l’uomo che ha dato il nome ai Pink Floyd vive una vita tranquilla e solitaria.
Tra i suoi passatempi quotidiani, soltanto le tele incomplete – dipinte in uno stile che è il minimo definire astratto – testimoniano la presenza di un uomo di sensibilità eccezionale. Il resto del tempo Roger Barrett lo passa accudendo il suo amato giardino e la sua collezione di monete; guardando la TV e leggendo (di tutto, da Shakespeare ai quotidiano, fino ai libri di matematica e di fai da te); e ridecorando all’infinito la sua graziosa Shangri-la. Non tocca una chitarra da anni, e l’unica musica che ascolta è jazz e classica – mai pop o rock’n’roll.
Quest’uomo di mezza età, corpulento, dalla calvizie incipiente, non è interamente dimentico dell’altra vita che ha vissuto come "Syd", o del fascino che tuttora circonda il lavoro e l’eredità di quel suo estinto alter-ego. Ma i ricordi che ancora aleggiano quasi mai s’accompagnano a piacere o soddisfazione – con l’eccezione, per quanto perversa, dell’America: e arrossisce come un vecchio marinaio al pensiero d’essere arrivato tanto lontano. Per il resto, era una vita difficile e faticosa, che non augurerebbe più a nessuno, e meno che mai a se stesso.
Eppure i dischi che Syd ha inciso con i Floyd continuano a rendere più che abbastanza per sostenere le modeste necessità e gli ancor più modesti piaceri di Roger Barrett; di rado compra qualcosa, e il denaro per lui non ha significato. Occasionalmente, però, pensa ai vecchi amici Dave, Rick e Nick – e Rog – e si chiede perché non gli abbiano mai fatto visita, o almeno non si siano messi in contatto con lui.
Gli appassionati di Syd tanto presuntuosi da andarlo a cercare, comunque, troveranno con tutta probabilità una ben solida porta a sbarrar loro la strada. Roger Barrett non avrà mai nulla da dire. Mentre la sua famiglia e i nuovi amici sono grati che "stia sempre meglio" ogni anno che passa, resta penosamente difficile per lui mettersi in relazione con altri esseri umani, quasi ad ogni livello. Ma per quanto di rado s’avventuri oltre i confini del suo giardino inglese, l’uomo che un tempo fu Syd è tranquillo e relativamente soddisfatto – e quasi deliberatamente ordinario, mentre attraversa le sue semplici routine quotidiane.
A volte, sogna persino che presto starà abbastanza bene da poter sostenere un lavoro stabile in un ufficio di Londra, e potrà fare il pendolare, andando tutti i giorni nella grande città.

A Roger Keith "Syd" Barrett (1946-2006)
Testo di Nicholas Schaffner, traduzione di Paolo Bertrando.

Annunci

0 Responses to “I wonder who could be writing this song…”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: