Slevin

Lo so, sono acido. Ma cosa posso farci?
Odio andare al cinema e scoprire alla fine che a me, solo a me, il film non è piaciuto.
Mi fa sentire, a seconda dei casi, terribilmente idiota o terribilmente lucido. In ogni caso, solo.
Fondamentalmente si va al cinema per condividere un’emozione, un’esperienza. Per me uscire e scoprire che solo a me un film non è piaciuto (o solo a me è piaciuto, ma questo non è mai capitato) è una delusione.

Il film che siamo andati a vedere stasera, e che sconsiglio con tutto il cuore, è slevin (patto criminale).
Ero partito con i migliori propositi: il trailer sembrava allettante, la compagnia era quella giusta, il cinema uno dei migliori della zona.

Parte il film e già dopo un quarto d’ora capisco l’andazzo. In pratica il film si barcamena su una serie di situazioni volutamente pulp, cercando in tutti i modi di essere sia carne che pesce, sia coinvolgente che leggero.
Ecco quindi che abbiamo un protagonista apparentemente privo di sentimenti, a suo agio nel mondo dei gangster così come con la sua vicina di casa (Lucy Liu), con la quale ha un rapporto amoroso talmente stereotipato e vuoto (e insulso ai fini del film) da non sfigurare in un film porno.
Ecco le scene splatter, inserite ritmicamente ogni cinque minuti, spesso ripetute a vuoto tanto per far inorridire lo spettatore, ormai de-sensibilizzato alla vista del sangue dopole prime due.

Lo so, sono acido. Ma cosa posso farci?
Odio andare al cinema e scoprire alla fine che a me, solo a me, il film non è piaciuto.

Comunque, non bastasse ciò, la storia narrata è di una banalità sconcertante. Ciò ovviamente non basta a fare un brutto film, ci sono storie banali dirette benissimo, ma spesso una storia originale è servita a  salvare un film scadente.

Invece qui niente, una banalissima storia di vendette trasversali attraversate da dei colpi di scena che non sono tali.
Nessun brivido, nessuna sorpresa vera, nessuno straniamento: solo sangue e tante, tante inquadrature alla Quentin Tarantino.

Ecco, l’impressione che ho avuto da questo film è "vorrei essere Pulp Fiction ma non posso". Stesso senso dello humour, almeno nelle intenzioni, stessa freddezza nel trattare la morte e la vita. Con la differenza che qui, nei due-tre punti chiave, hanno provato addirittura ad inserire dei momenti strappalacrime. Con risultati ovviamente disastrosi, dopo due ore passate a demolire ogni sorta di sensibiltà nello spettatore.

Un film senza un apice narrativo, con delle inquadrature spesso smaccatamente "costruite", così ricco di battute prevedibili che ad un certo punto pensavo di essere io lo sceneggiatore.

Lo so, sono acido. Ma cosa posso farci?
Odio andare al cinema e scoprire alla fine che a me, solo a me, il film non è piaciuto.

…senza contare l’introspezione psicologica, a livello da puntata dei Puffi.
Ma forse nemmeno: almeno dei puffi si conosce qualcosa: vanitoso è vanitoso, forzuto è forzuto, Grande Puffo è canuto.
In Slevin invece non si riesce a dedurre nulla dalle azioni o dalle parole dei protagonisti: non si capisce cosa sia menzogna e cosa sia realtà, e la cosa peggiore è che non mi sembrava affatto un effetto "voluto" dagli autori. Il protagonista passa nella considerazione dello spettatore da "atarassico" a "spietato" a "vittima di un crudele destino", ma non si capisce nulla di più di lui. Mr. Goodcat (alias Bruce Willis), poi, è più che altro un "deus ex machina" che un personaggio vero e proprio.

Tonnellate di cliché (dagli ebrei al figlio omosessuale del gangster, dalla carta da parati nell’albergo alla vicina che chiede la tazza di zucchero) che farebbero anche ridere se inserite in un contesto paradossale, ma messe in un film che negli ultimi tre quarti d’ora pretende di essere un dramma realistico fanno cascare le gonadi.

Lo so, sono acido. Ma cosa posso farci?
Odio andare al cinema e scoprire alla fine che a me, solo a me, il film non è piaciuto.

Soprattutto quando, come in questo caso, sembra che non sia piaciuto davvero soltanto a me (almeno a giudicare dai premi che questo filmazzo si è cuccato e dalle opinioni adoranti che si trovano in giro per la rete…)

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