The Hitch-hickers guide to Legnago

Uno degli spiacevoli inconvenienti dell’incidente che ho fatto la settimana scorsa e’ la mia impossibilita’ ad usare la Vespa. Sono infatti costretto a tenerla in garage in attesa dell’arrivo del "perito" dell’assicurazione.
Di conseguenza mi devo arrangiare per quanto riguarda gli spostamenti, specialmente se si tratta di andare all’universita’. Al mattino mi faccio accompagnare in auto dai miei alla fermata dell’autobus e quando torno prendo un altro autobus che arrivi fino a casa mia, se c’e’, oppure mi faccio venire a prendere.

Oggi pensavo di optare per la prima opzione, cioe’ speravo di tornare a casa con l’autobus delle 13:25, lo stesso che ho preso per cinque anni per tornare a casa da scuola. Cosi’, tutto baldanzoso, una volta arrivato in paese mi dirigo verso la fermata.

Passano cinque minuti…
…passano dieci minuti…
…passano quindici minuti…
…venti…

cominciano giustamente a venirmi dei sospetti. Consulto l’orario e scopro con imbarazzo che l’autobus che aspetto e’ una corsa "scolastica". Mastico imprecazioni per non essermene accorto prima e comincio ad elaborare un piano alternativo. Non potendo chiamare mio padre (l’avrei fatto arrivare in ritardo al lavoro) ed essendo il clima perfettamente estivo (complice il solstizio) propendo per l’autostop.
Mi piazzo quindi in un punto strategico, dopo una confluenza che costringe gli automobilisti a rallentare e dovrebbe quindi, in teoria, renderli piu’ propensi a fermarsi.

…passano cinque minuti…
…passano dieci minuti…
…passano quindici minuti e decine e decine di auto. Nonnine a bordo di Alfa 156 che non provano nemmeno a mettere la terza, muratori sui classici furgoni Iveco, donnine in carriera con Suv incorporato, omoni in Merdeces o Bmw, giovani in Panda eccetera eccetera…
…passano venti minuti…

…scazzato, stanco ed accaldato, decido di incamminarmi verso casa. Percorro un paio di kilometri, attraverso l’Adige (non a nuoto, ma con l’apposito ponte) e scelgo di fare un ultimo tentativo prima di affrontare sotto il solleone i cinque km restanti.
Alla fine della discesa del ponte, infatti, c’e’ una curva a gomito che va affrontata abbastanza lentamente, quindi e’ un altro punto "strategico" per fare autostop.
Di solito c’e’ anche un po’ di ombra, ma all’una del pomeriggio di un solstizio d’estate l’ombra e’ parecchio difficile da trovare.

…passano altri cinque minuti…
…passano altri dieci minuti…
…passano altri quindici minuti…
…sono ormai una iena. Quando le macchine passano e tirano dritto automaticamente ritiro il pollice ed estraggo il medio senza nemmeno osservare la loro reazione.

Ecco che, dopo un totale di quaranta minuti di autostop infruttuoso, si ferma un tipo sulla trentina con una punto grigia. Mi fa salire e scopro che si dirige praticamente verso casa mia. Meraviglioso! =)
Gli racconto della mia attesa e mi risponde che e’ vero, la gente non si fida degli autostoppisti, ha paura e sceglie di non caricarli in macchina. Lui invece ha scelto di fidarsi della gente e di spendere un po’ del suo tempo per gli altri. Mi racconta di come e’ stato li’ li’ per diventare monaco, mentre poi ha deciso di non prendere i voti ma e’ rimasto credente.
Mauro mi lacia davanti casa mia, lo ringrazio e lo saluto. In cinque km ha risollevato la mia fiducia nell’umanita’ e nella morale cristiana. Non male, pero’…

…pero’ lasciate che vi dica una cosa, signore con il Suv, nonne in Alfa, giovani in Panda e omoni in Bmw. Io vorrei tanto non odiarvi, vorrei tanto lasciare scorrere la vostra indifferenza su di me come l’acqua sulle pietre del ruscello, ma non ci riesco.
Io vi odio. Vi odio perche’ non e’ la paura che vi frena, in tal caso mi fareste tristezza, o forse compassione. La vostra e’ indifferenza. Odio come passate oltre senza guardarmi, oppure mi guardate come se fossi trasparente.
Gia’ meglio coloro che passano e, con un gesto eloquente, mi dicono "devo girare fra poco, sono a casa" oppure "vado nell’altra direzione, mi dispiace". Forse nemmeno loro mi prenderebbero in auto, ma almeno cercano di capirmi, giustificano la loro azione e almeno non mi ignorano.

Caricare una autostoppista non e’ un dovere civico, nessuno vi obbliga a farlo ma, cari miei, in quei quaranta minuti sono passate davanti al mio naso decine e decine di vetture come le vostre, ed il 70% di esse dopo cinque minuti mi e’ passato davanti casa. Non vi sarebbe costato molto fermarvi e farmi salire. La potenza della vostra macchina, con un passeggero a bordo, sarebbe diminuita forse dello 0,3% (0,003% per gli omoni in Bmw e le donne in carriera in Suv) e magari avreste potuto fare quattro chiacchiere e farvela passare un po’ mentre andate al lavoro. Forse avremmo scoperto di conoscere le stesse persone (mi e’ gia’ successo) o di essere mezzi parenti (mi e’ successa anche questa).

Invece no, mi siete passati davanti come si fa con un platano, o con un segnale stradale.
Non vi rivolgero’ parole di insulto, mi limitero’ a pensare a voi quando ascoltero’ "Message to Harry Manback" dei Tool.

P.S. Se solo avessi avuto il mio asciugamano (Douglas Adams docet =P)

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2 Responses to “The Hitch-hickers guide to Legnago”


  1. 1 utente anonimo 27/06/2005 alle 12:01

    Una domanda sorge spontanea: ma perchè non hai chiamato me?
    Avresti potuto fermarti da me a mangiare opure ti avrei accompagnato a casa io.
    Così avremmo parlato e scoperto, magari, di avere amici in comune o essere parenti =)

  2. 2 utente anonimo 27/06/2005 alle 12:04

    …dimenticavo…
    avrei anche potuto darti il mio asciugamano, prima però l’avrei bagnato, arrotolato e usato per frustarti le chiappette (“quel bimbo ha le tettine!”)


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